Amori possibili e amori impossibili.
Innamorarsi è un'esperienza che tutti si
aspettano di fare.
Entra a far parte dell'immaginario fin
da piccoli e con il passare del tempo, a seconda del senso di autostima
percepito, facilita o condiziona le relazioni con i possibili partner.
Quando «vediamo» l'altro e ci sentiamo
attratti (da un insieme di caratteristiche sia fisiche che emotive) la prima
cosa che pensiamo è che possa rispondere alle nostre aspettative d'amore.
Accanto alla persona in carne ed ossa
ecco allora «comparire» quella immaginaria, che non ci va vedere ciò che in
realtà è ancora ben nascosto: un difetto, una caratteristica, un tratto
caratteriale...
Tutto sembra andarci comunque bene,
nonostante quella vaga sensazione di vivere un'esperienza più irreale che
concreta, fatta di sguardi, labbra sfiorate, sorrisi condivisi, complicità.
E se fanno o dicono cose che potrebbero
non piacere, ci diciamo, che vanno ugualmente bene, perchè anche noi, in fondo,
siamo esseri imperfetti.
Sono
comportamenti tipici della fase dell’innamoramento.
La fase in cui si vedono solamente le
doti, si cerca di dare il meglio di noi, si indossa l'abito migliore, si
comprano, per l'occasione, un paio di scarpe o un profumo che possano
valorizzarci al meglio.
Ci sono tuttavia relazioni che dopo
questa prima fase, utile, necessaria, ma contenuta in un periodo soggettivo,
nonostante si rivelino inutili o inadeguate al nostro bisogno di amore, vengono
portate avanti, trascinate anche quando si è in perdita e la stima di noi,
comincia ad essere così indebolita da farci dire che: «non potremmo meritare di
meglio» oppure «le cose cambieranno e torneranno ad essere come la prima volta
che ci siamo incontrati».
Sono le relazioni «impossibili» quelle
che sopravvivono solamente perchè uno dei due desidera essere legato e
innamorato all'immaginario che si è costruito dell'amore.
Persi o invischiati in qualcosa che
ferisce più che sostenere, si cercano soluzioni, compromessi, convinti che non
si potrà amare altri che la persona che abbiamo conquistato.
Si confonde la paura di restare soli o
di sentirci respinti con un sentimento che poco ha a che vedere con l'Amore.
Vittime della nostra idealizzazione
dell'altro, ci precludiamo la possibilità di andare oltre, di rimetterci in
gioco, di predisporci a nuovi amori.
Mettiamo al sicuro sentimenti, paure e
certezze in una gabbia dalla quale osserviamo l'altro senza la lucidità di
comprendere cosa e quanto in due potremmo costruire assieme.
Mescoliamo l'amore con un
sentimentalismo che nuoce, attratti da ciò che vorremmo e siamo convinti di
poter trovare, nonostante la parte più autentica di noi, sappia che questo non
è possibile.
Usiamo una fantasia perché temiamo di
non poter vivere un amore reale, di non esserne all'altezza. Evitiamo di dare
un significato all'essere in due, di progettare una vita in due.
Osserviamo, senza vedere per davvero
l'altro, e insistiamo nel dare significato a relazioni che lo hanno perso da
tempo.
Inseguiamo il mito della perfezione, pur
sapendo che non esistono, nella vita reale, amori perfetti. Ma la gabbia entro
cui abbiamo messo al sicuro sentimenti e paure, ci permettono di osservare,
senza essere pienamente coinvolti, la fantasia dell'amore, attorno al quale
costruire presente e futuro, a volte solo per poterci dire: «questa volta ho
trovato l'amore della mia vita» e smettere di cercare ciò che è un Bisogno per
tutti: qualcuno che ci sostenga, ci apprezzi per come siamo, si prenda cura di
noi, e con un abbraccio possa aiutarci a lasciare fuori il mondo.

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