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Buon Natale!

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  Siamo arrivati alla vigilia di Natale! Una festa, al di là dell’aspetto religioso, «complicata», così complessa da generare il alcuni il Christmas blues, quindi tristezza, ansia, angoscia, dovuti al confronto tra aspettative e realtà. Aspetti a volte esacerbati dal «doversi» confrontare con dinamiche familiari altrettanto complesse e faticose: sicurezza, appartenenza, condivisione … incontri che possono portare alla luce, inevitabilmente conflitti irrisolti e malumori mai espressi. Auguro a TUTTI, a chi vivrà il Natale come rinascita, riflessione, rinnovamento e a chi invece conterà i minuti che separano da una festa che per loro festa non è, di riuscire ad accettare le proprie emozioni, anche quelle negative perché non è obbligatorio essere «felici». Auguro la possibilità di creare il «proprio Natale» che sia fatto di silenzi o chiassi che coprono il dolore, di solitudini o condivisioni. Auguro una giornata di riposo scelto, senza doversi adattare o piegare a pressioni...

Possiamo difenderci contro il giudizio?

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  Il processo di socializzazione nella prima infanzia avviene grazie a una continua e costante interazione con le persone e l'ambiente. Attorno ai 24 mesi il bambino ha già acquisito tecniche sociali che saranno la base dei successivi inserimenti con il mondo dei pari e degli adulti. Tra gli apprendimenti che accompagneranno la sua crescita vi sono: - i sentimenti - l'eliminazione o il contenimento di comportamenti 'negativi' - il riconoscimento delle emozioni - il controllo dell'aggressività - la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è concreto - le regole per la condivisione di spazi sociali Le figure adulte di riferimento sono parte integrante di questo percorso, il loro giudizio, l'arma o la risorsa migliori. Se ci avranno detto o dimostrato che siamo bambin* «speciali», unici, accettabili e degni amore, saremo in grado di affrontare il mondo con un bagaglio di autostima sufficientemente valido. Se invece saremo stati vittime di fig...

Amori sbagliati e relazioni che feriscono

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  Le esperienze di vita condizionano le decisioni che prendiamo. Ciò è dovuto al fatto che gli eventi del passato hanno questo potere e, a volte riconquistare il controllo della situazione, richiede impegno e fatica. Succede così che dopo una serie di incontri o relazioni andate male di chiedersi: «perché sono attratta sempre dalle persone sbagliate?» Hazan e Shaver, in una ricerca del 1987, dimostrarono l’esistenza di una significativa connessione tra il modo in cui ci siamo sentiti amati dai genitori e quello con il quale ricerchiamo i partner. In un articolo: Romantic love conceptualized as an attachment process, pubblicato su Journal of Personality and Social Psychology, vennero illustrati gli esiti dello studio dichiarando che esistono tre tipologie relazionali che condizionano la scelta di chi vorremmo accanto per una sera o per tutta la vita. Li definirono «forma di attaccamento» perché, come dimostrarono, avevano correlazioni significati con un altro meccanismo: i...

Le comunicazioni aggressive sui social. Ciò che di persona non sapremmo, vorremmo, potremmo mai dire.

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  Si discute spesso. Le occasioni, d’altra parte non mancano. In coda il solito «furbacchione» che prova a passarci davanti, quel parcheggio puntato da tempo che ci viene sottratto sotto il naso dall’ultimo arrivato, il tuttologo che conosce tutto di ogni argomento e mette in discussione ogni singola parola, che riguarda una professione che magari esercitiamo da anni. Sui social network chi ha bisogno di un pubblico per le sue esternazioni da onnisciente, ha indubbiamente trovato un buon palcoscenico. E a voler osservare con distacco, ciò che viene detto, postato, contestato, criticato e giudicato, si potrebbe trascorre il tempo facendosi una discreta idea, di come sia cambiata nel corso degli anni la comunicazione e non mi riferisco ai mezzi, ma piuttosto alla modalità. Raramente mi faccio coinvolgere da discussioni. Non perché non abbia idee sugli argomenti che sono fonte di controversia, ma perché ho l’impressione che il «confronto» di questo tipo non abbia nulla a che ved...

Amo, non amo. Mi amo, non mi amo!

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Può accadere improvvisamente! Così, quasi senza accorgercene, di passare un giorno davanti allo specchio, oppure vedendoci in una fotografia di avvertire una discrepanza tra ciò che siamo e ciò che ci immaginavamo di essere o avremmo voluto essere. Qualunque sia la nostra immagine, bella o brutta, il punto sta nel non percepirsi da dentro, ma essersi abituate a vedersi attraverso gli occhi e i giudizi degli altri. Possono allora scattare quei comportamenti «punitivi» utili a darci la colpa per non essere come noi vorremmo o come gli altri si aspetterebbero che fossimo. Perché la lista di persone da accontentare, se tendiamo ad essere compiacenti delle richieste altrui, può essere pericolosamente lunga: -    1.  genitori che non possiamo deludere opporre ai quali dover dimostrare di valere più di quanto ci hanno fatto credere che valessimo; -    2.  partner scelti con la convinzione che ci avrebbero sostenut*, aiutat*, capit*, ma che hanno solamente conferma...

Quando le amicizie finiscono.

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Dott.ssa Maria Angela Ciceri - Psicologa Clinica e Forense - Esperta in sessuologia. Colloqui in presenza e on-line. Studio via Chenna 25 - Alessandria - cell: 3475874157 È qualcosa con cui iniziamo a convivere da bambini: il compagno di giochi alla scuola materna o al parco, il figlio degli amici di mamma e papà (che qualche volta dobbiamo farci andare bene per forza), i coetanei con cui facciamo due passi, attendiamo il bus oppure giochiamo a tennis. Relazioni che possono nascere rapidamente, proprio come nel «colpo di fulmine» tra innamorati, oppure crescere e consolidarsi nel tempo. Alcune durano una vita, altre un’estate, certe poco più di qualche mese e quando finiscono lasciano cicatrici, segni che potrebbero condizionare quelle future. Essere delusi da un’amicizia è come essere deluse da un partner. Si tratta di una relazione duale in cui le dinamiche (salvo ovviamente l’aspetto intimo) non sono diverse da quelle che si innescano tra due persone che condividono aspetti della pr...

Da figlio unico a primogenito: gestire la gelosia.

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  È un’esperienza che molti bambini fanno, solitamente in età prescolare o in ogni caso nella prima fanciullezza, e non sempre viene vissuta in maniera positiva. L’attenzione e l’impegno che la mamma, in particolare, dedica a un neonato mette il primogenito nella condizione di trovare nuove «soluzioni relazionali» al fine di compensare quello che può essere vissuto come un calo di interesse nei suoi confronti. In questa, come in altre situazioni, ogni bambino reagisce in maniera diversa e ogni reazione è meritevole di accettazione e attenzione. Ciò che viene compreso a livello cognitivo dal minore è che il nucleo famigliare è cambiato. Non ci sono più solo tre persone a costituire la famiglia e la coppia parentale, ovvero i genitori, devono distribuire le loro attenzioni in maniera differente. Unitamente a questo enorme cambiamento spesso se ne verificano altri: i parenti che accorsi per congratularsi della nascita possono sottovalutare l’importanza di dare attenzione al «v...