Disturbo d’ansia di malattia: quando è il corpo a parlare per noi.
All’ipocondria – vecchia denominazione del disturbo – si è data attenzione anche in letteratura (non solo quella scientifica) e nella cinematografia, basti pensare al «Malato immaginario» di Moliere o ad «Hannah e le sue sorelle» di Woody Allen, affrontando però il disturbo in chiave ironica, come se si trattasse di una situazione non del tutto degna di riconoscimento sociale.
Essere costantemente preoccupati di avere o poter contrarre una malattia non consente a chi ne è affetto di vivere serenamente.
Come si manifesta il Disturbo d'ansia di malattia e cosa possiamo fare?
Proviamo a partire da una domanda: per quale motivo chi soffre di ansia da malattia ha deciso di assegnare al proprio corpo la responsabilità di comunicare al posto suo?
E una domanda importante perché se avvertiamo un dolore, una fitta, qualunque sintomo abbiamo (a cui solo un medico può attribuire una causa o escludere una patologia) esso ha un significato ed è proprio l’ignorarlo che ne facilita la persistenza.
Il corpo, a cui stiamo dando attenzione
in modo «sbagliato» comunica con noi, attraverso una somatizzazione, che
qualcosa in quel momento della nostra vita non sta andando nella direzione giusta.
La sua funzione è attirare la nostra attenzione, «imporci» di prestare ascoltarlo, rallentare, fermarci.
Cosa fare? Dare spazio al non detto. Ascoltarci emotivamente oltre che fisicamente, considerare la possibilità di stare camminando su un terreno che non è quello giusto per noi. Trattenendo ciò che andrebbe invece tirato fuori, riconoscendosi una criticità che non è senza soluzione.
Chi soffre di ansia di malattia non
inventa sintomi. Non si lamenta di qualcosa che non esiste. Il suo dolore, la
sua fitta, il suo non sentirsi bene sono reali e conseguenza di una fatica
emotiva estenuante, che non dà tregue, non lascia scampo.
Trascurando le cause di una somatizzazione corriamo il rischio di cronicizzare questa modalità espressiva, sottoporci ad approfondimenti diagnostici che non ci liberano dall’ansia, anzi la peggiorano, abusare di ansiolitici, ma soprattutto sentirsi isolati, soli, incompresi nel tentare di far capire ad altri quanto sia grande la nostra angoscia.
«Le emozioni» disse Freud «non espresse non muoiono mai. Loro sono sepolte vive e verranno fuori nei modi peggiori.»

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