Amori sbagliati e relazioni che feriscono
Le esperienze di vita condizionano le decisioni che prendiamo.
Ciò è dovuto al fatto che gli eventi del passato hanno
questo potere e, a volte riconquistare il controllo della situazione, richiede
impegno e fatica.
Succede così che dopo una serie di incontri o
relazioni andate male di chiedersi: «perché sono attratta sempre dalle persone
sbagliate?»
Hazan e Shaver, in una ricerca del 1987, dimostrarono
l’esistenza di una significativa connessione tra il modo in cui ci siamo
sentiti amati dai genitori e quello con il quale ricerchiamo i partner.
In un articolo: Romantic love conceptualized as an
attachment process, pubblicato su Journal of Personality and Social Psychology,
vennero illustrati gli esiti dello studio dichiarando che esistono tre
tipologie relazionali che condizionano la scelta di chi vorremmo accanto per
una sera o per tutta la vita.
Li definirono «forma di attaccamento» perché, come
dimostrarono, avevano correlazioni significati con un altro meccanismo: il
Modello di attaccamento, ovvero: «il legame particolare che unisce stabilmente
il bambino alla madre o, comunque a una persona che si prende cura di lui a
partire dalla nascita».
Ne emerse che le persone con un attaccamento «sicuro»
che avevano avuto una madre o una altra figura di accudimento capaci di
comprendere le sue richieste, di rispondere in modo adeguato e funzionale ai
bisogni e alle paure, riuscivano a vivere intensamente l’intimità di una
relazione, a sentirsi sullo stesso piano dell’altro, a riconoscere e perdonare
i propri errori e quelli altrui, ricucendo strappi emotivi sostenendo o
chiedendo sostegno quando la situazione lo richiedeva.
Chi invece aveva trascorso la propria infanzia accanto
a una persona che non era riuscita a comunicare fisicamente con lei/lui,
evitando contatti fisici atti a ridurre situazioni di stress e di paura,
tendeva a non riconoscere i propri bisogni reali all’interno della relazione di
coppia. Mettevano se stessi in secondo piano, sempre e comunque, in nome di
doverismi educativi introiettati da una madre che aveva loro impedito di
accedere e relazionarsi con aspetti emotivi importanti quali la rabbia, la frustrazione,
la paura, la fragilità.
Anche in una relazione percepita come «buona» queste
persone non riuscivano a chiedere, non si riconoscevano diritti, non osavano
pensare di meritare qualcosa di più di quello che avevano.
Accanto a loro, in una modalità di attaccamento
denominato: insicuro/preoccupato vi erano le persone che avevano avuto nei
primi anni di vita, madri incostanti nella risposta alle loro richieste
emotive, poco inclini a comprendere con costanza i loro bisogni spingendoli, da
adulti, a scegliere come partner persone inaffidabili, inconsistenti.
Ma Hazan e Shaver non furono gli unici a occuparsi del
modo in cui scegliamo quelli che crediamo essere i nostri o le nostre compagne
di vita.
Bartolomew e Horowiz nel 1991 fecero uno studio
analogo tenendo conto delle caratteristiche di personalità e degli stili di
comportamento. Individuarono così tre stili: Autonomo, Rifiutante, Preoccupato.
Arietta Slade nel 1999 propose una classificazione
«concentrandosi sull’espressione affettiva e sulle strutture della regolazione
affettiva stessa.»
Questi studi e queste teorie messe a confronto
conducono ed esprimono, sebbene in maniera concettualmente diversa, il modo in
cui cerchiamo l’amore.
A seconda di come siamo stati amati da piccoli, di
come le persone che avrebbero dovuto prendersi cura di noi, ci hanno mostrato
quanto e come fossimo degni di essere amati, abbiamo plasmato il progetto di
ricerca dell’altro.
Innamorarsi della persona sbagliata, significa
solamente ricercare, in nome dell’amore, la persona adatta a confermare l’idea
che abbiamo di noi e del nostro valore, mossi dal bisogno di risanare quella
ferita primordiale che genitori «inadatti» ci hanno inflitto.
Genitori negativi ci spingeranno verso partner
altrettanto negativi.
Innamorarsi sempre e solo della persona sbagliata, non
è una colpa, è la conseguenza di accudimenti inadatti,
Comprenderli e accoglierli, potrebbe essere il primo
passo per cambiare qualcosa che sentiamo non esserci utile.

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