Da figlio unico a primogenito: gestire la gelosia.
È un’esperienza che molti bambini
fanno, solitamente in età prescolare o in ogni caso nella prima fanciullezza, e
non sempre viene vissuta in maniera positiva.
L’attenzione e l’impegno che la mamma,
in particolare, dedica a un neonato mette il primogenito nella condizione di
trovare nuove «soluzioni relazionali» al fine di compensare quello che può
essere vissuto come un calo di interesse nei suoi confronti.
In questa, come in altre situazioni,
ogni bambino reagisce in maniera diversa e ogni reazione è meritevole di
accettazione e attenzione.
Ciò che viene compreso a livello
cognitivo dal minore è che il nucleo famigliare è cambiato. Non ci sono più
solo tre persone a costituire la famiglia e la coppia parentale, ovvero i
genitori, devono distribuire le loro attenzioni in maniera differente.
Unitamente a questo enorme
cambiamento spesso se ne verificano altri: i parenti che accorsi per
congratularsi della nascita possono sottovalutare l’importanza di dare
attenzione al «vecchio» come «nuovo», la richiesta da parte dei genitori di non
fare baccano per non svegliare il fratellino o la sorellina, quella di non
toccare un giocattolino fatto al neonato, perché è una «cosa da piccoli,
inadatta a un bambino o grande».
Comportamenti e richieste che possono
generare reazioni quali: crisi di rabbia, paura di essere abbandonati, gelosia
e regressioni che possono arrivare alla perdita dell’autonomia (nei bambini
piccoli che hanno già il controllo degli sfinteri è possibile che ci sia il
bisogno di ritornare all'uso del pannolino) e così il figlio che fino a ieri si
vestiva e mangiava da solo, improvvisamente vorrebbe bere dal biberon e rifiuta
di cibarsi se non viene imboccato.
Per molti anni, e purtroppo a volte
ancora adesso, si sono classificati questi comportamenti come «capricci» o come
la non volontà di comprendere cosa significhi, in termini di energie per la
mamma, prendersi cura di un neonato o peggio ancora come sia doveroso per il
primo nato «amare» il fratello o la sorella.
In realtà sono diversi i fattori che
facilitano o ostacolano il rapporto tra i bambini da subito: il comportamento
genitoriale, il contesto socio-ambientale, le affinità che i fratelli hanno
(temperamento e carattere), l’età, come, quando e quanto il bambino viene
coinvolto o escluso dall'accudimento dell’ultimo nato.
Un altro elemento di cui tener conto
è che non ci si relaziona con tutti i figli nello stesso modo.
I genitori si comportano in maniera
diversa con ognuno di loro e questo diviene un altro importante
condizionamento nella relazione tra fratelli che rappresenta la prima
esperienza di relazione sociale.
Ovviamente anche l’età del bambino
gioca un ruolo determinante.
Spesso presi dall'ansia, dalla
stanchezza e dalle difficoltà che fanno da cornice ad ogni maternità, non ci
sono troppe energie da devolvere nella comprensione di stati d’animo altrui e
le difficoltà del primogenito finiscono con l’aggravare tensioni già esistenti.
Va però accettato il fatto che ogni
bambino ha il diritto di provare e comunicare i sentimenti attraverso le
modalità che meglio conosce e che gli sono famigliari. Assisteremo così a gesti
rabbiosi, dispetti, pianti, rifiuti.
Negare il loro stato d’animo oltre ad
essere una strategia inefficace è anche profondamente ingiusta.
Bisognerebbe dare la possibilità
di esprimere ciò che egli sente, senza giudizio, rimprovero e senza la pretesa
che lo stato d’animo cambi.
I comportamenti non vanno
condannati, ma compresi e motivati ad essere sostituiti da altri.
Non andrebbero suggeriti inoltre
gli aspetti positivi di avere un fratello: potrebbero scatenare sensi di colpa
per l’incapacità di vederli e accettarli.
Dire: «avrai qualcuno con cui
giocare» quando il mio timore è di perderei giocattoli è inutile.
Ciò che è invece importante è
spiegare al bambino che l’amore che date giornalmente non sarà diviso tra due
bambini, ma raddoppiato.
Se invece il bambino appare felice
per non essere più figlio unico, ricordiamoci comunque che si tratta pur sempre
di un bambino.
Coinvolgerlo nell'accudimento del
neonato può essere utile anche nel caso in cui vi sia un rifiuto, ma non
possiamo e non dobbiamo dimenticare che la responsabilità è nostra, quindi
evitiamo di «affidare» la tutela del neonato a un fratello o a una sorella. C’è
un tempo per ogni responsabilità.
E poi quando la stanchezza, la
paura, la confusione, la preoccupazione daranno tregua, ritagliamo del tempo
per stare con chi si è nutrito per primo del nostro abbraccio e del nostro
amore.
Perché non vi è un’età per
smettere di desiderare di sentirsi figli amati.

Commenti
Posta un commento